Resistenze di ieri e di oggi, nel mondo ancora tante. Un festival inevitabilmente impegnato e dunque politico perché è giusto che un festival prenda posizione - facendo tesoro del monito lanciato alle generazioni future da Piero Gobetti (sono 100 anni dalla sua morte) - “restare politici nel tramonto della politica
Il Salìber Fest si schiera con le resistenze di popoli vessati, umiliati, oppressi, sterminati. Al fianco del popolo resistente ucraino e di quello palestinese, senza dimenticare - nell’ottantesimo della Repubblica Italiana - la Resistenza Partigiana all’occupazione nazi-fascista, e quella dei partigiani etiopi alle violente politiche coloniali del regime fascista.
Ma pure si parlerà di Palermo - ora che forte torna a spirare di nuovo la paura della criminalità e della Mafia - e di Ungheria nell’anno che ha visto la fine dell’era Orbán, l’assegnazione del Nobel a Krasznahorkai e la morte del regista Bela Tarr. E ancora di chi, scappando dall’Africa viene condannato a trent’anni e della lotta resistente per sanare “lo scarto tra il diritto, la pena applicata e la dimensione morale della effettiva colpevolezza”.
Le resistenze private, quelle di chi fatica ogni giorno e quelle dell’entroterra e della sfida a cui è chiamato tra spopolamento e restanza. Quante altre resistenze ci sarebbero ancora - e virtualmente tutte le abbracciamo, la sfida ambientale ora che i boschi attorno a noi bruciano e quella delle donne iraniane (e un pensiero non può che andare a Marjane Satrapi). Insieme a noi ASSOCIAZIONE DIARIA PALERMO Emilia Guarino, Andrea Sestante, Alessandra Sciurba e Alaa Faraj, Simone Massi, l’associazione Ucraina Palermo, Vanessa Ambrosecchio, i finalisti del Premio letterario Halyciae, Paola Caridi, Anna Rizzo e Carmelo Traina.
